I casi precedentemente esposti devono comunque trovare delle risposte da parte dell'imprenditore, ma le soluzioni sono spesso empiriche e basate sulla sua esperienza e sul suo istinto.
Il che in molti casi può andare benissimo: se l'imprenditore è una "vecchia volpe" il più delle volte se la cava egregiamente alla faccia di tutti i consulenti di questo mondo!
Tuttavia, ci sono momenti in cui l'intuizione e l'esperienza possono non bastare.
L'economia si evolve continuamente, a volte con drammatici strappi che stravolgono interi settori economici. Basta pensare alle conseguenze dell'avvento di Internet sulle agenzie di viaggio o del boom cinese sulla maglieria italiana, oppure ancora all'espansione della GDO e dei discount, al proliferare dei centri commerciali, all'avvento delle catene specializzate nell'informatica o nella casa.
Le aziende, inoltre, crescono (almeno tutti se lo augurano) e con la dimensioni del giro di affari si accresce anche la complessità dell'impresa: nella nuova situazione il successo che ha portato alla crescita sembra spesso perdersi.
C'è poi l'equivovoco del bilancio di esercizio e dei "bilancini" (magari accompagnati dall'esposizione dei più comuni indici standard), con i quali si ha la sensazione di controllare l'andamento dell'impresa.
Il bilancio di esercizio, e a maggior ragione le situazioni contabili infrannuali che l'imprenditore riesce ad ottenere, sono indispensabili per gli adempimenti civilistici e fiscali, ma sono una strumento insufficiente a fornire all'imprenditore le informazioni necessarie al consapevole governo dell'azienda.
Spesso poi il bilancio è gravato da scelte contabili finalizzate al risparmio fiscale, ma tali artifici rischiano di offuscare ulteriormente la visione della reale situazione aziendale.
In ogni caso il bilancio di esercizio e le situazioni contabili similari hanno finalità e tempi diversi da quelli propri del controllo di gestione e spesso chi li legge si limita a controllare la prima e l'ultima riga del conto economico non avendo gli strumenti per valutare il significato, l'attendibilità e le cause del numero riportato in basso a destra.
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Se siamo d'accordo (come spero) sul fatto che le attività di controllo di gestione possono essere utili alle aziende di medie ed addirittura a quelle di piccole dimensioni, penso che chi è stato così cortese da seguire fino a qui il mio discorso si possa porre due domande:
la P/M puo permettersi il costo e l'onere operativo di una attività di controllo di gestione?
Dovendo rispondere "d'ufficio" di sì a tale domanda (altrimenti perchè darsi la pena di spendere tante parole in queste pagine; tuttavia torneremo più avanti sul discorso economico), desidero affrontare il secondo potenziale quesito:
volendo implementare un sistema di controllo di gestione, come si procede?
Vorrei pertanto illustare qui appresso qual è la mia esperienza personale e quali sono i passi che, secondo la mio modello operativo, portano alla creazione ed all'avvio di un utile strumento controllo di gestione.

