Il Controllo di Gestione (seguito)

Di cruciale importanza, poi, è la definizione di un modello economico che ponga in relazione fra loro i fattori produttivi di natura industriale e li correli con quantità di tipo economico, patrimoniale e finanziario.

 

Il modello scaturisce in pimo luogo dalla struttura del processo produttivo aziendale, con l'obiettivo di  schematizzare i rapporti fra i diversi fattori nell'ambito di uno strumento logico-matematico utilmente gestibile.

 

Assai vasta  è la dottrina in tema di controllo di gestione, e gli strumenti utilizzabili sono svariati: in ogni caso l'obiettivo deve essere quello di ottenere, attraverso un approccio flessibile e pragmatico, uno strumento "proporzionato" agli scopi ai quali è finalizzato e, soprattutto, alle risorse aziendali che è possibile ed opportuno impiegare.

Anche per l'impresa più strutturata e profittevole non ha alcun senso rilevare con la massima analisi l'imputazione di un fattore di costo non determinante, laddove l'impegno richiesto alle risose aziendali non portasse un significativo apporto alla capacità di controllo e di decisione della direzione dell'impresa.

 

Allo stesso modo la ripartizione fra le unità di analisi (linee di produzione, categorie di prodotti, singole referenze, etc.) di un costo non direttamente imputabile, deve essere giustificata dalla natura del costo e dalla disponibilità di criteri oggettivi di imputazione; in caso contrario la ripartizione potrebbe risultare del tutto superflua (ai fini dell'informazione ottenuta) se non addirittura fuorviante.

 

Per i costi indiretti obiettivamente attribuibili alle unità di analisi occorre poi individuare opportuni fattori di ribaltamento (c.d. driver) che possano essere economicamente ed obiettivamente rilevati (consumi energetici, ore linea, ore di manodopera, pesi, superfici, etc.).

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